B2B, il tuo Business nei Paesi Arabi

scott b2bDa mesi, con la mia agenzia di comunicazione, siamo al lavoro per strutturare dei piani di marketing rivolti al b2b nel commercio estero sfruttando le potenzialità del web e dei social media. Da parte di molti, all’inizio, abbiamo visto molta titubanza, che è calata a fronte di una considerazione:

il web è il metodo più rapido e meno costoso per lambire i mercati europei e strizzare l’occhio ai ricchi sovietici che arrivano in massa a comprare tra via Montenapoleone e Cortina.

La mia personale considerazione, invece, scava ancora più a fondo e si rivolge ad un fattore geografico: il limite. Già, perché se si trattasse di una onerosa strategia offline potrei ben comprendere i timori di un’azienda ad esporsi in prima persona in mercati sconosciuti, e voler limitare il raggio d’azione per non disperdere l’investimento di capitale stanziato. Tuttavia – e per fortuna – il web non presenta limiti di sorta, e mi sono chiesto: non vale la pena, allora, pensare ad un’azione che sia in grado di coinvolgere anche i Paesi Arabi? Detto fatto. Mi sono rivolto al mio Buon Maestro, David Meerman Scott, per un confronto. Lui si trova a Boston, io fra Milano e Bergamo ma, per fortuna, le email sono in ogni computer, e mi sono messo all’opera.

ammar b2bI social media, seguendo il percorso delineato, diventano strumenti non solo di marketing, ma anche di vera e propria vendita. Quindi sono stato reindirizzato al numero 1 del settore: Ammar Mohammed (@Ammr). “E’ necessario considerare la forte evoluzione economica delle società affacciate sul Golfo – spiega – per questo è necessario avviare un tipo di operazione sia in lingua inglese che araba, dovete sapere che la cultura occidentale affascina molto le nuove generazioni, e il loro senso di cosmopolitismo li spinge anche ad interagire in lingua britannica”.  Ammar Mohammed ha, al momento, ben 455.257 followers in Twitter, ed è il pioniere del mercato socialmediale di quelle zone:

“le nostre aree hanno i loro social network di maggiore appeal, e gli utenti, proprio come voi, hanno gusti e tendenze che mi bisogna conoscere e monitorare con calma, soprattutto se si è estranei alla nostra cultura”.

Ma in comune abbiamo pur sempre qualcosa, con un mondo tanto lontano (geograficamente parlando) dal nostro: “Facebook, Twitter e LinkedIn sono molto quotati, e sono il vero trait d’union con il mondo occidentale – spiega -. Partendo da piattaforme già note è possibile avvicinare anche quelle prettamente arabe, e creare un segmento per penetrare”. E questo vale per la brand reputation. Discorso analogo vale anche per i market place: “Souq.com, nelle regioni del Golfo, è un famoso store online che offre ai consumatori una interessante esperienza d’acquisto, poiché gioca sulla varietà e va incontro ai loro desideri, sviluppando un’azione orizzontale che interessa i social media arabi e si estende su quelli di origine europea”.

Un’attività che non deve prescindere, però, da una conoscenza base dei trend culturali e sociali arabi. Beh, a questo ci ho pensato io: ho iniziato a selezionare una serie di blog autorevoli che trattano del mondo arabo, ma tradotti in italiano: facili da fruire e facili per risalire alle loro fonti e individuare segmenti in cui l’utenze risulta particolarmente attiva.

“Secondo un rapporto pubblicato dalla Dubai School of Government, sarebbero 55 milioni gli arabi iscritti a Facebook, e quasi 4 milioni quelli su Twitter, soprattutto in quei Paesi al di fuori del Consiglio Cooperativo del Golfo”

b2b worldIl contesto fin qui delineato permette di lavorare per gradi, con qualunque azienda e, soprattutto, in qualunque area del pianeta. E’ necessario partire dal macro: cioé sfruttando l’uso massivo di piattaforme sociali che già conosciamo, andando a scoprire i network del territorio che ci interessa. Parallelamente affianchiamo una ricerca di carattere culturale (dell’economia, degli usi, costumi e gusti) delle fasce di consumatori, risalendo alle fonti del blog e, di conseguenza, a newsroom di interesse per il genere di prodotto che intendiamo proporre. Da lì, poi, lo step finale e sicuramente più delicate: proporsi nei loro socia network più “locali”, strutturando un lavoro di forte brand reputation. Le armi vincenti? Pazienza e precisione, che d’altronde servono per lavorare bene in qualunque altro ambito.

Ah… Vi do un consiglio: secondo me può funzionare molto bene un Retro’ Marketing che faccia luce sulla storia italiana, se si tratta di esportare il made in italy…

 

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