Live in Italian, la classe in un bicchiere d’acqua

retroTre miliardi di bottiglie ogni anno, 1.600 persone in servizio solo in Italia e nove stabilimenti per un giro di mercato che tocca la soglia dei 138 Paesi nel mondo. San Pellegrino non si è certo persa in un bicchiere d’acqua, e il suo brand che fa ogni giorno più tendenza, si tiene ben saldo alla sua storia passata. “Operiamo in vari ambiti del beverage – spiega la responsabile delle Relazioni Esterne Prisca Peroni -e la forza di Nestlé che rilevò l’azienda, ci consente di poter dare una forte spinta sul mercato senza doverci distaccare da un’immagine che si mantiene intatta da oltre un secolo”. Un esempio di italianità nel mondo, che fa di San Pellegrino l’acqua per eccellenza e delle eccellenze: prezzo elitario, brand identity fortissima ed una filosofia che si sintetizza nel motto: Live in Italian.

“Noi siamo italiani e non opponiamo resistenza alla qualità della vita; abbiamo sempre bisogno di qualcosa di bello ed elegante  perché l’arte del vivere italiano è anche l’arte più esportata al mondo”.

Ho avuto l’occasione di toccare con mano questa realtà e ripercorrerne i fasti, in occasione del master Ryla 2014, dove è stato svelato in anteprima anche il Museo che la direzione bergamasca sta allestendo lungo tutto il corridoio che sovrasta l’area di produzione. sanpe4“Fare cultura è importante, perché non ci limitiamo a vendere semplicemente acqua – spiega la dot.ssa Peroni -, noi esportiamo quanto di meglio possa offrire l’italia: purezza, eleganza, professionalità e una filosofia che tocca l’etica e il sociale”. Un esempio è attestato dall’utilizzo del pieti: “si tratta del miglior vetro in circolazione, ha origini naturali ed il suo studio è stato portato a termine dal nostro centro di ricerca”. Una cura verticale del prodotto, che va dal’estrazione dell’acqua alla sua depurazione, fino al packaging mirato su eleganza e rispetto dell’ambiente.

San Pellegrino è un’acqua sostenibile anche nei processi di lavorazione, che tiene conto non solo delle condizioni naturali ma anche di quelle sociali. “Calibriamo l’organizzazione produttiva sul concetto work life balance – aggiunge Peroni – favorendo anche uno smart work system che consente ai manager di lavorare da casa, facilitando la vita delle persone”.sanpe1 E intanto si mantiene vivida la concezione di un brand di lusso associato all’enogastronomia in ogni sua forma, portatore di valori e tradizione. “Dal packaging si evincono stile e qualità, quest’ultima rappresentata dalla stella rossa, che agli inizi del ‘900 veniva attribuita come un ambito riconoscimento”. Un successo che si manifestò sin dagli albori, con una produzione di 35 mila bottiglie al primo anno di attività, di cui ben 5 mila esportate all’estero, arrivando ai 4 milioni quotidiani che evadono ogni giorno oggi dall’area produzione. Un’acqua che fu apprezzata già da Leonardo da Vinci nel 1500, e di cui furono apprezzate le qualità termali nell’800, fino ai grandi fasti della Bélle Epoque che sancirono la nascita di un brand elegante. Poi il parentado, fatto di bevande e aperitivi che sbocciano a catena: 1932 l’aranciata, 1957 l’acqua panna, 1961 il San Bitter, 1980 pompelmo, cedrta cocktail, One and One e Acqua Tonica. Seguono l’acquisizione di Acqua Pejo, Recoaro e Levissima nel 1993. Il 1998 è l’anno invece della cessione al Gruppo Nestlé.

La varietà fa da sussidio ad una costante iniezione di qualità, per un prodotto che vive di un’affiliazione emozionale con brand di moda, opere musicale e film

La Dolce Vita di Fellini, Il Diavolo Veste Prada, Hitch di Will Smith, La Grande Bellezza (guarda qui) del flaneur Jep Gambardella e Mangia Prega e Ama con Julia Roberts. Film di spessore cinematografico, nei quali gli standard di vita descritti sono elevati, ed elevato il pregio di poter bere Acqua San Pellegrino ai tavoli dei migliori ristoranti. Un bell’esempio anche di Retro’ Marketing, voi che ne dite?

sanpe2Infine un piccolo segreto: Come fate, voi di San Pellegrino, ad avere una tale efficienza nel lavoro di fabbrica? Risposta… “Semplice, ci avvaliamo dell’NCE, il total performance management, che presuppone la standardizzazione dei processi per ridurre a zero gli sprechi”. Ma questo non è made in italy, bensì di derivazione giapponese

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. paolorlandi55 ha detto:

    molto interessante, lo utilezzerò come esempio di brand domani ai miei studenti.
    grazie

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    1. Onoratissimo!!!! Follow me! 🙂

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