Team Vincente per un Manager di Successo

leoneVincenti si nasce, e poi lo si diventa sul campo. Un dogma difficilmente sdoganabile se a pronunciarlo è Gian Paolo Montali, coach vincente, manager di successo e imprenditore innovativo. Una macchina perfetta, programmata per le vittorie, o come si definisce lui, “un attento stratega”. Questa è la seconda parte dell’intervento tenuto da Montali in occasione del RYLA 2014 (leggi la prima parte), in cui spiega come costruire un team vincente.

Bisogna saper governare il senso della sfida, e trasmetterlo anche a chi non la vive in prima persona

“In questo modo si riesce a mettere degli obiettivi alti, per i quali tutti devono essere coinvolti. Nello sport vincono due quadre: quella sul campo, e quella invisibile, fatta di riserve, medici, magazzinieri e segretari”. Il rischio più volte rimarcato da Mr Montali, riguarda gli elementi che ricoprono ruoli secondari che perdono di vista il risultato “e scemano in una lettura passiva della sfida, che li vede spettatori e non protagonisti: è questo il rischio delle organizzazioni”. Quindi i primi due avversari da battere sono la disorganizzazione e la diversità che disaggrega.  Ma a fare la differenza, sono tre aspetti:

  1. l’ambiente
  2. la passione per la vittoria
  3. la motivazione

“Perché sono un vincente? – domanda Montali – perché ho sempre scelto gente proattiva. Ho creato un Sistema Porte Aperte, dove tutti dialogano apertamente e sono vivi in un’azione comunicativa in grado di dare un apporto determinante ai fini dell’organizzazione che vuole vincere”. Segue poi un lavorio psicologico fitto e determinante: “un buon capo deve anche far superare la paura del cambiamento nelle persone, perché la vera paura deve essere quella di restare uguali, fare le cose fatte fino a ieri, non cogliere le opportunità per fare qualcosa di diverso che ci migliori e ci faccia crescere”. Andare quindi oltre il limite tipico del dipendente che cerca scuse e alibi, bocconi1portando il ragionamento su un’analisi cruda e oggettiva di qualunque situazione.

  • il capo deve nascondere la paura
  • arrivare attraverso il metodo
  • calcolare in anticipo i rischi
  • trovare soluzioni in anticipo

“Vi faccio un elenco di caratteristiche indispensabili, nelle quali voi, che sarete la classe dirigente del domani, non dovrete tralasciare: polso, comprensione, empatia, valorizzare, autorevolezza, condivisione di un’etica“. Ma la caratteristica principale è: far fare cose, alle persone, che prima non pensavano di poter fare. La visione di una partita sportiva diventa quindi il miglior esempio dell’immagine di una azienda: “il capo è colui che monitora, che dirige tutto dall’esterno – spiega Montali – e non deve mai sostituirsi ai giocatori”.

Se un’organizzazione vuole vincere, deve fare squadra. Solo questo fa la differenza

Il compito del leader è quello di far sviluppare un forte senso di appartenenza motivando. E il segreto, ci svela Montali: “sta nella capacità di gestire comunicazione e motivazione, facendo sì che il messaggio arrivi come tu lo vuoi”. Ed effettivamente, sport e business hanno in comune un aspetto imprescindibile. il dover attaccare il tempo, mettendo da parte le diversità, giocando per competenze, facendo squadra.

E conclude Gian Paolo Montali: “Quando alla mera lettura statica di una partitura subentra anche la passione dell’orchestra, questo determina il salto di qualità di un’azienda”

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