Poco Budget, Molta Cultura: il New Business

cultura-3Nei vari incontri con i clienti orientati sulla pianificazione di una strategia volta all’incremento delle quote di mercato delle loro organizzazioni, è inevitabile che emerga l’assillo di un budget costantemente ridotto in funzione di un bilancio aziendale che si scontra con la realtà degli scenari economici locali e nazionali. Ma dove sta, mi chiedo io, la volontà di ripresa se non in uno sforzo? Uno sforzo di idee, preciso, dove l’investimento è dato dalla cultura e il ROI si attesta sul consolidamento della leadership di settore, che in automatico crea un canale preferenziale sul mercato.

Un contributo molto importante lo dà David Meerman Scott (marketing strategist numero 1 al mondo), il resto lo fanno le discipline umanistiche, imprescindibili dal fare business oggi. Vi pongo un quesito: cosa cerca la gente, oggi, che naviga nel web? Semplice, delle risposte ad un bisogno. Ed è qui che emerge la differenza tra un’azienda che fa cultura e una che si limita a fare vetrina. Se tu dai risposte attraverso una cultura di settore e non una sterile promozione di prodotto, rispondi ad un bisogno offrendo una consulenza gratuita, che implicitamente reca una motivazione all’acquisto.

Come farlo? Gratuitamente e attraverso il web. Un tempo le aziende investivano budget considerevoli per acquistare pagine su giornali e riviste di settore (ma c’è chi ancora lo fa: pura follia!). Oggi notizia puoi farla da te: attorno alla tua storia, attorno alle tue competenze, attorno un sistema di comunicazione limpido che consente di acquisire leadership in un preciso segmento. Non dire cosa, vendi; dì invece tutto quello che sai, e che credi possa tornare utile. Quando delineo una strategia al CEO di un’azienda dico:

elimina ogni investimento pubblicitario, dimezza il budget e crea un piano editoriale da posizionare sul web, affinché venga letto da quegli utenti che possano sentirsi arricchiti da quanto dici.

Ecco, questo è il New Business: molto pionieristico, altrettanto efficace. Fortunatamente a dirlo è una fonte più autorevole di me. Pertanto vi consiglio di dare un’occhiata alle opere di David Meerman Scott e al suo blog. Siamo onesti: l’offerta che lanci sul mercato crea una competizione forte con quelle dei competitors, restringe i margini di fatturato delle singole organizzazioni e non consolida l’azienda in quanto brand. Smettete di vendere con accanimento prodotti, e iniziate ad offrire ragioni, cultura e motivazioni per cui un prodotto sia importante. Questo è lo scarto sugli scenari passati, e questo è il punto focale in cui restano incagliati numerosi piccoli imprenditori e artigiani italiani, forieri di un’eccellenza (il made in Italy) che non trova voce.

Il mio modesto consiglio? Smettete di proporre e iniziate a spiegare.

E voi, che ne pensate?

 

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